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Origini della Sagra dell’Uva

La Sagra dell’Uva nasce nel 1925 da un’idea di Leone Ciprelli.

L’idea della festa nacque per rilanciare economicamente la città di Marino. Ciprelli volle associare i fatti più importanti e tradizionali che erano in relazione con il mese di ottobre e Marino: la vendemmia ed il vino importante fonte economica di Marino, ed il principale avvenimento storico della città, la vittoria della Battaglia di Lepanto.

Si scelse di festeggiare la sagra la prima domenica di ottobre nel ricordo della vittoria della Battaglia di Lepanto avvenuta domenica 7 ottobre del 1571 nel mare greco del golfo di Lepanto dove la flotta cristiana della Santa Lega, nella quale  Marcantonio Colonna fu luogotenente, riuscì a battere la flotta moresca e fermare definitivamente l’avanzata turca in Europa.

Fontane che danno vino…

L’idea di far sgorgare il vino dalle fontane di Marino fu ripresa da Leone Ciprelli da l’antica pratica di usare le statue e le fontane per versare il vino durante le feste del casato dei Colonna che erano famosi per i loro eccessi e lo sfarzo delle loro feste. Quindi Leone Ciprelli ripristinò, come detto, l’uso delle “fontane che danno vino” e istituì il corteo storico del trionfo di Marcantonio Colonna che uscendo da Marino si reca a Roma a ricevere gli onori dal Papa, come è rappresentato nel palazzo di Paliano.

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Castelli di Cioccolato a Marino 2019

La deliziosa e golosa festa del cioccolato fa tappa a Marino. Per gli amanti di questo antico ed esotico alimento ci saranno tre giorni, dal 11 al 13 ottobre 2019, per poter gustare il cioccolato in utte le sue declinazioni, le sue forme e anche colori. Castelli di Cioccolato 2019 si terrà nel centro storico di Marino tra Corso Trieste e Piazza San Barnaba.

Interni della bottega del vino di Marino

La Bottega del Vino di Marino 1930

Domenica 5 ottobre 1930, con un programma ormai collaudato, si svolge la VI “Sagra dell’Uva” di Marino.

Le autorità intervenute sono: il prefetto di Roma Montuori, il sottosegretario all’Agricoltura on. Marescalchi e nel pomeriggio l’on. Bottai, il podestà di Marino Gatti, di Genzano prof. Fornaca, di Formia Tonetti, di Albano Lombardi.

Antenata delle enoteche

La novità quest’anno, è l’istituzione della “Bottega Comunale del Vino”, simile ad una moderna enoteca avente per finalità la promozione pubblicitaria, l’incremento di consumo dei vini locali e favorire gli incontri durante il tempo libero, in grado, secondo quanto detto dall’On. Marescalchi all’inaugurazione: “Un luogo nuovo che fosse in grado di accogliere la classe media ed elevata, che forse non a torto trova inelegante farsi vedere all’osteria”.

Quella di Marino è la prima in Italia ad essere aperta.  La Bottega del vino si trova al piano terra del municipale palazzo Colonna (Odierna Sala Lepanto), in un vasto salone con un grande camino e al centro tavoli e panche da osteria; tutto intorno armadi a vista con le bottiglie del vino ben esposte.

Foto: Archivio di Vittorio Rufo – Vietata la riproduzione, anche parziale

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Leone Ciprelli, ideatore della Sagra dell’Uva di Marino

L’ideatore dell’evento, com’è noto, fu il poeta e autore romanesco Ercole Pellini, meglio conosciuto con il nome d’arte di Leone Ciprelli, nato a Roma nel 1873 da genitori marinesi, Gaetano Pellini e Barbara De Marzi.
Compie studi elementari e medi che completa con una preparazione autodidatta di storia e letteratura mentre lavorava come contabile presso un’industria di macellazione. Maturò idee politiche mazziniane, repubblicane e solidaristiche. Iniziò a scrivere poesie in dialetto per la rivista “Rugantino” nel 1893, ma la fama arrivò solo nel 1906, quando vinse il primo premio ad un concorso teatrale dialettale con il dramma “Santo disonore”, rappresentato al teatro Quirino nel 1907. Tra i drammi più amati che scrisse in questo periodo bisogna ricordare
“La Parrocchietta” (1916). Dopo la prima guerra mondiale fondò numerose riviste dialettali, tra cui spicca “Ghetanaccio” (1927-1929). Non dimenticò mai il suo legame con Marino: è in questi anni che ideò ed animò la Sagra dell’Uva. L’opera poetica di Leone Ciprelli, pubblicata in edizione integrale solo nel 1986 a cura di Ugo Onorati, consiste in 298 poesie in dialetto romanesco e 119 in italiano. Morì nel 1953, e nel 1963 il suo corpo è stato traslato dal cimitero romano del Verano al cimitero di Marino per iniziativa di un comitato di cittadini marinesi.
A Marino lo ricorda anche un medaglione di bronzo sulla facciata del vecchio Palazzo comunale in piazza Matteotti.
La Sagra di Marino diventò fin da subito un fenomeno popolare, tanto da essere soggetto di numerose canzoni presentate al più importante festival musicale romano dell’epoca, quello di San Giovanni.
La più famosa è “Una gita a li Castelli”, anche nota come “Nanni’” per via del ritornello: fu scritta da Franco Silvestri e cantata da Ettore Petrolini, grande interprete del teatro romanesco, che la portò alla celebrità. Ma altre stornellate sul tema Sagra furono “Sagra d’amore” e “La Sagra dell’amore” di Giuseppe Micheli, meno celebri ma opera di un illustre autore della canzone romanesca, tra l’altro amico del Ciprelli.
Marino fu per un decennio, dal 1926 al 1936, il secondo cuore della canzone romanesca, nel periodo del suo massimo splendore, grazie al concorso poetico musicale organizzato da Leone Ciprelli durante i giorni della Sagra, concorso a cui presenziarono tutti i grandi nomi della cultura romana e romanesca di quegli anni, da Trilussa a Petrolini a Romolo Balzani.
Nello stesso periodo Carlo Emilio Gadda, lo scrittore milanese innamorato di Roma, ci lascia un racconto ambientato durante la Sagra dell’Uva, datato 1934 e pubblicato nella raccolta di racconti “Il Castello di Udine”. Gadda ambienterà a Marino e nel suo territorio anche alcune scene del suo capolavoro, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”.
La guerra sospese brutalmente i festeggiamenti. Nel 1941, 1942, ed ancor di più nel 1943 e nel 1944 la Sagra si ridusse alla celebrazione religiosa della Madonna del Rosario.
La prima vera Sagra del dopoguerra si tiene domenica 7 ottobre 1945, ed è la ventunesima edizione. Si era discusso se continuare o no a festeggiare un evento che in molti consideravano un retaggio fascista, a causa dello sfruttamento massiccio che ne era stato fatto a fini di propaganda da parte dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Fu Leone Ciprelli a difendere la Sagra e a farla rinascere una seconda volta; scrisse anche questi versi dedicati alle macerie della fontana dei Quattro Mori:

“Così ridotta piovve ancora vino
di bono augurio agli ospiti e a Marino”

Testi riprodotti dal volume: 90 Sagre dell’Uva – tra Storia  Arte e Folklore (2014) – Edoardo Scialis