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Origini della Sagra dell’Uva

La Sagra dell’Uva nasce nel 1925 da un’idea di Leone Ciprelli.

L’idea della festa nacque per rilanciare economicamente la città di Marino. Ciprelli volle associare i fatti più importanti e tradizionali che erano in relazione con il mese di ottobre e Marino: la vendemmia ed il vino importante fonte economica di Marino, ed il principale avvenimento storico della città, la vittoria della Battaglia di Lepanto.

Si scelse di festeggiare la sagra la prima domenica di ottobre nel ricordo della vittoria della Battaglia di Lepanto avvenuta domenica 7 ottobre del 1571 nel mare greco del golfo di Lepanto dove la flotta cristiana della Santa Lega, nella quale  Marcantonio Colonna fu luogotenente, riuscì a battere la flotta moresca e fermare definitivamente l’avanzata turca in Europa.

Fontane che danno vino…

L’idea di far sgorgare il vino dalle fontane di Marino fu ripresa da Leone Ciprelli da l’antica pratica di usare le statue e le fontane per versare il vino durante le feste del casato dei Colonna che erano famosi per i loro eccessi e lo sfarzo delle loro feste. Quindi Leone Ciprelli ripristinò, come detto, l’uso delle “fontane che danno vino” e istituì il corteo storico del trionfo di Marcantonio Colonna che uscendo da Marino si reca a Roma a ricevere gli onori dal Papa, come è rappresentato nel palazzo di Paliano.

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Vino DOC Marino, storia e tradizione.

La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra dell’antico “Ferentum”, dall’epoca romana, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Marino”. Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini “Marino”.

In particolare la presenza della viticoltura nella zona del “Marino” è attestata fin dall’epoca romana, in molti opere dei georgici latini. Nel medioevo i contratti agrari ed i documenti di varia natura, conservati presso gli archivi monastici, confermano la diffusione di tale coltura.

Nel 1237 la feudataria Giacoma de Settesoli, vedova di Graziano Frangipane, concesse alla Comnunità marinese i suoi primi statuti che contenevano capitoli che regolamentavano la viticoltura. La bontà del vino è attestata già dal ‘600 come nel Trattato della natura del vino, e del ber caldo, e freddo (1608) del Van Meyden che scrive

“E benché tutte quest’uve siano comuni al territorio di Roma, è il suo distretto, sono però più perfette, e migliori in un luogo, chi in un altro, onde li Vini di Albano, di Frascati, di Marini, di Castel Gandolfo, &c. sono eccellentissimi”.

Anche il Tassoni nel 1627 nell’opera “De’ pensieri diversi” , discorrendo sul declino dei vini di Napoli presso i Romani riporta:“..e trouano di preferire i vini loro più sani allo stomaco, e più grati al gusto di quelli di Napoli, massimamente gli Albani, i Gianziani, quei di Marino, di Caprarola, di Graduli”. Nel 1703 il Piazza nell’opera La Gerarchia cardinalizia cita Marino per “la copia, e preziosità de’ vini”.

Nel 1837 il Castellano (Lo stato pontificio nei suoi rapporti geografici, storici, politici…) descrive il territorio di Marino riportando

“La fertilità di esso è stata sempre rinomata, ed oltre il vino , che non cede, in qualità a quello de’ dintorni, le altre vegetali produzioni tutte vi prosperano”, come il Dalbono in Roma antica e moderna: memorie e frammenti (1864) “fertile ha il terreno: piacevoli e grati i vini”.

Nell’opera Monumenti dello Stato pontificio e relazione topografica di ogni paese (1835) il Marocco scrive per Marino “Produce vino in abbondanza, e di ottimo gusto , che supera certamente nel rosso i luoghi circonvicini, cedendo però nel bianco ai soli vini di Genzano, e di Civita Lavinia”.

Nella Difesa del popolo romano sull’abbandono della campagna (1848) il De’. Giovanni riporta “La vite è pressochè indigena in tutte le provincie , e vi si fanno distinguere i vini di Orvieto, di Montefiascone, di Romagna , di Marino, ..”.

La continuità nel tempo della viticoltura marinese emerge dalla Collezione di carte pubbliche: proclami editti, ragionamenti ed .. Volume 3 della Repubblica Romana (1798-1799) in cui si riporta la confisca al clero della Vigna alla Castagnola, a Costarotonda, a Valle de Paolis, a Campo Vecchio, a Colli S. Paolo, a Colle Picchione che ancora oggi sono coltivate a vigneto.

Nella pubblicazione Roma, dati statistici (1861) di Cesare Mazzoni si parla del commercio di esportazione e d’importazione della città di Roma e si afferma “Il vino viene fornito da Velletri, Genzano, Marino, ..”; in Agricoltura e quistioni economiche: che la riguardano, (1860) Volume 2 il Passy scrive “io non finirò questo colpo d’occhio vinicolo senza ricordare gl’importanti saggi che M. De Custines ha tentati in Ciampigno (l’odierna Ciampino) presso Frascati. Egli fa colà un vino, che trasporta in Francia, e che riesce abbastanza”.

La storia recente è caratterizzata da un’evoluzione positiva della denominazione, con l’impianto di nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende che, unite alla professionalità degli operatori, hanno contribuito ad accrescere il livello qualitativo e la rinomanza del “Marino”.

Il Vino DOC Marino ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata in data 6 agosto 1970.

Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Marino

L’area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Marino si estende sulle colline situate tra il versante nord-occidentale dei Colli albani e la parte meridionale dell’Agro romano posta alle pendici del Vulcano laziale, in un territorio adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all’espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.

La Zona di Produzione del Vino DOC Marino è localizzata in:provincia di Roma e comprende il territorio dei comuni di Marino, Ciampino e, in parte, il territorio dei comuni di Roma e Castelgandolfo.

Testi: www.assovini.it

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Sagra dell’Uva: implicazioni storiche e rilancio turistico ed economico di Marino.

Leone CiprelliLeone Ciprelli, l’ideatore nel 1925 della Sagra dell’Uva, volle associare due fatti importanti che erano in relazione con il mese di ottobre e Marino: la vendemmia ed il vino importante fonte economica di Marino, ed il principale avvenimento storico della città, la vittoria della Battaglia di Lepanto. Fu scelta la prima domenica di ottobre per commemorare questa ricorrenza in quanto la domenica del 7 ottobre del 1571 nel mare greco del golfo di Lepanto la flotta cristiana della Santa Lega riuscì a battere la flotta moresca e fermare definitivamente l’avanzata turca in Europa. L’antefatto che scatenò questo scontro fu la presa ed i massacri da parte dei turchi dell’isola di Candia (Cipro) e di altre isole veneziane nel 1570. L’isola era consacrata all’apostolo Barnaba, amico di S.Paolo, le cui reliquie erano state profanate. Fu la goccia che fece traboccare il vaso e l’antefatto che sfocerà nell’inevitabile scontro navale. S.Barnaba doveva essere riscattato e gli infedeli in Europa ricacciati nelle loro terre. Nel maggio del 1571 Papa Pio V riuscì a trovare un’intesa tra gli spagnoli, i veneziani, gli austriaci, i genovesi e formare la coalizione della Santa Lega. Il Papa nel tentativo di riappacificare la Chiesa con la famiglia Colonna, volle come luogotenente della flotta pontificia Marcantonio Colonna consegnandogli lo stendardo con la scritta “In hoc signo Vinces”, simbolo beneaugurante come successe all’imperatore Costantino. Dietro questa investitura vi era il tentativo di riappacificazione tra la Chiesa ed i Colonna, fatti che riportavano alla scomunica degli stessi per aver sostenuto gli spagnoli contro Pio IV, ma ancor più ad antiche dispute fino al famoso “Schiaffo di Anagni” quando Sciarra Colonna nel 1303 tradì Papa Bonifacio VIII per il Re di Francia. Con la vittoria della flotta cristiana, per Marcantonio Colonna fu un trionfo personale ed iniziò per il suo antico ed illustre casato un’ascesa tra le potenti famiglie romane, con la benedizione del Papa. Questa vittoria segnò la rinascita urbanistica di Marino.

Chiesa di S. Barnaba a MarinoNel 1640 si iniziò la costruzione della grande Basilica di S.Barnaba nel luogo ove vi erano due antichissime parrocchie medioevali: quella di S.Lucia e di S.Giovanni. Nelle vicinanze della Basilica fu posta la fontana dei Mori da cui si fece sgorgare dal 1925, con la Sagra dell’Uva il vino. I Colonna erano famosi per i loro eccessi e lo sfarzo delle loro feste. L’uso di usare le statue, le fontane, addirittura le narici del cavallo di Marco Aurelio per versare il vino era pratica antichissima e questa usanza fu ripristinata da Leone Ciprelli. Tra le altre costruzioni di Marino sorse il Monastero del S. Rosario, nonché si ampliò ed abbellì il Palazzo Comunale. Si mise mano all’assetto urbanistico con nuovi parchi, fontane e giardini, oltre alle due Ville: Colonna-Belpoggio (oggi sede della Biblioteca comunale) e Villa Colonna-Bevilacqua, Ville che ci sono restituite da due quadri del grande Gaspare Vanvitelli.van_vittel_marino Tra le cittadine dei Colli Albani solo Marino conserva memorie di quella Vittoria sui Turchi e non solo negli edifici, nelle torri, nelle costruzioni, ma un’eco di quei soldati al seguito del Colonna che fecero ritorno vittoriosi a Marino, ancora permane nei cognomi di antichi soprannomi: Arcieri, Armati, Aquili, Aquilani, Belardinucci, Bizzarri, Brunetti, Cavalieri, Cipriani, Galeota, Lancioni, Spadoni, Mori, Moretti, Negroni, Terribili, Vinciguerra e chissà quanti altri.

Leone Ciprelli ripristinò l’uso della fontana che getta il vino e istituì il corteo storico del trionfo di Marcantonio Colonna che uscendo da Marino si reca a Roma a ricevere gli onori dal Papa, come è rappresentato nel palazzo di Paliano. E così come Marcantonio Colonna diede nuovo impulso urbanistico a Marino, Leone Ciprelli fece decollare e diede nuovo impulso a Marino in Italia e nel mondo, grazie al suo famoso ed apprezzato vino, al turismo e soprattutto alla linea ferroviaria Roma-Marino che dal 1890 segnava la fine delle antiche barozze che tra mille difficoltà rifornivano di vino le antiche trattorie romane.

Autore: Enrico Di Lernia

Locandina Sagra dell'Uva di Marino 2016

Le locandine della Sagra dell’Uva di Marino dal 2000 a oggi

La Sagra dell’Uva di Marino è diventata un evento che ha un’eco mondiale, e negli anni si è andato arricchendo: la processione, gli addobbi dei balconi, le fontane che danno vino, i carri allegorici per la distribuzione dell’uva, e a partire dal 1970 si tiene regolarmente il corteo in costume storico con abiti realizzati dalle Associazioni Culturali “Arte e Costumi Marinesi e “Lo Storico Cantiere”; a partire dal 1982 viene realizzato l’annullo postale figurato speciale dalla  Pro-Loco.

La locandina che da sempre è realizzata da un artista locale o nazionale, oggetto da collezione è il messaggero dei festeggiamenti della Sagra dell’uva in Italia e all’estero. Dal 2018 il Comune di Marino indice un concorso per la realizzazione della locandina aperto a tutti gli artisti, maggiorenni, che voglio porporre la propria idea.

In questa galleria vi proponiamo le immagini delle locandine della Sagra dell’Uva di Marino dal 2000 al 2018.

Interni della bottega del vino di Marino

La Bottega del Vino di Marino 1930

Domenica 5 ottobre 1930, con un programma ormai collaudato, si svolge la VI “Sagra dell’Uva” di Marino.

Le autorità intervenute sono: il prefetto di Roma Montuori, il sottosegretario all’Agricoltura on. Marescalchi e nel pomeriggio l’on. Bottai, il podestà di Marino Gatti, di Genzano prof. Fornaca, di Formia Tonetti, di Albano Lombardi.

Antenata delle enoteche

La novità quest’anno, è l’istituzione della “Bottega Comunale del Vino”, simile ad una moderna enoteca avente per finalità la promozione pubblicitaria, l’incremento di consumo dei vini locali e favorire gli incontri durante il tempo libero, in grado, secondo quanto detto dall’On. Marescalchi all’inaugurazione: “Un luogo nuovo che fosse in grado di accogliere la classe media ed elevata, che forse non a torto trova inelegante farsi vedere all’osteria”.

Quella di Marino è la prima in Italia ad essere aperta.  La Bottega del vino si trova al piano terra del municipale palazzo Colonna (Odierna Sala Lepanto), in un vasto salone con un grande camino e al centro tavoli e panche da osteria; tutto intorno armadi a vista con le bottiglie del vino ben esposte.

Foto: Archivio di Vittorio Rufo – Vietata la riproduzione, anche parziale

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Leone Ciprelli, ideatore della Sagra dell’Uva di Marino

L’ideatore dell’evento, com’è noto, fu il poeta e autore romanesco Ercole Pellini, meglio conosciuto con il nome d’arte di Leone Ciprelli, nato a Roma nel 1873 da genitori marinesi, Gaetano Pellini e Barbara De Marzi.
Compie studi elementari e medi che completa con una preparazione autodidatta di storia e letteratura mentre lavorava come contabile presso un’industria di macellazione. Maturò idee politiche mazziniane, repubblicane e solidaristiche. Iniziò a scrivere poesie in dialetto per la rivista “Rugantino” nel 1893, ma la fama arrivò solo nel 1906, quando vinse il primo premio ad un concorso teatrale dialettale con il dramma “Santo disonore”, rappresentato al teatro Quirino nel 1907. Tra i drammi più amati che scrisse in questo periodo bisogna ricordare
“La Parrocchietta” (1916). Dopo la prima guerra mondiale fondò numerose riviste dialettali, tra cui spicca “Ghetanaccio” (1927-1929). Non dimenticò mai il suo legame con Marino: è in questi anni che ideò ed animò la Sagra dell’Uva. L’opera poetica di Leone Ciprelli, pubblicata in edizione integrale solo nel 1986 a cura di Ugo Onorati, consiste in 298 poesie in dialetto romanesco e 119 in italiano. Morì nel 1953, e nel 1963 il suo corpo è stato traslato dal cimitero romano del Verano al cimitero di Marino per iniziativa di un comitato di cittadini marinesi.
A Marino lo ricorda anche un medaglione di bronzo sulla facciata del vecchio Palazzo comunale in piazza Matteotti.
La Sagra di Marino diventò fin da subito un fenomeno popolare, tanto da essere soggetto di numerose canzoni presentate al più importante festival musicale romano dell’epoca, quello di San Giovanni.
La più famosa è “Una gita a li Castelli”, anche nota come “Nanni’” per via del ritornello: fu scritta da Franco Silvestri e cantata da Ettore Petrolini, grande interprete del teatro romanesco, che la portò alla celebrità. Ma altre stornellate sul tema Sagra furono “Sagra d’amore” e “La Sagra dell’amore” di Giuseppe Micheli, meno celebri ma opera di un illustre autore della canzone romanesca, tra l’altro amico del Ciprelli.
Marino fu per un decennio, dal 1926 al 1936, il secondo cuore della canzone romanesca, nel periodo del suo massimo splendore, grazie al concorso poetico musicale organizzato da Leone Ciprelli durante i giorni della Sagra, concorso a cui presenziarono tutti i grandi nomi della cultura romana e romanesca di quegli anni, da Trilussa a Petrolini a Romolo Balzani.
Nello stesso periodo Carlo Emilio Gadda, lo scrittore milanese innamorato di Roma, ci lascia un racconto ambientato durante la Sagra dell’Uva, datato 1934 e pubblicato nella raccolta di racconti “Il Castello di Udine”. Gadda ambienterà a Marino e nel suo territorio anche alcune scene del suo capolavoro, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”.
La guerra sospese brutalmente i festeggiamenti. Nel 1941, 1942, ed ancor di più nel 1943 e nel 1944 la Sagra si ridusse alla celebrazione religiosa della Madonna del Rosario.
La prima vera Sagra del dopoguerra si tiene domenica 7 ottobre 1945, ed è la ventunesima edizione. Si era discusso se continuare o no a festeggiare un evento che in molti consideravano un retaggio fascista, a causa dello sfruttamento massiccio che ne era stato fatto a fini di propaganda da parte dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Fu Leone Ciprelli a difendere la Sagra e a farla rinascere una seconda volta; scrisse anche questi versi dedicati alle macerie della fontana dei Quattro Mori:

“Così ridotta piovve ancora vino
di bono augurio agli ospiti e a Marino”

Testi riprodotti dal volume: 90 Sagre dell’Uva – tra Storia  Arte e Folklore (2014) – Edoardo Scialis

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La storia di Marino

Storia antica

Il territorio di Marino è stato abitato fin da tempi antichissimi; nel territorio comunale sono state individuate varie necropoli: Costa Caselle, Monte Crescenzo, San Rocco che hanno restituito prezioso materiale archeologico, in parte conservato presso il locale Museo civico, o presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma, ai musei Vaticani e in musei internazionali.

Qui si trovava Albalonga, la mitica capitale dei Latini, fondata secondo la leggenda da Ascanio figlio di Enea. Questa importante città, si ritiene dovesse essere localizzata sul versante orientale del lago Albano, ai piedi di Monte Cavo, il caratteristico vulcano spento che gli antichi chiamavano Mons Albanus, consacrato a Giove Laziale. È perciò probabile che presso le sorgenti di Capo d’Acqua all’interno dell’area umida del Barco Colonna, in territorio marinese, si trovasse il Caput Aquae Ferentinum, cioè il luogo in cui si tenevano le riunioni periodiche dei delegati delle città latine.

Albalonga fu rasa al suolo dai Romani al tempo del terzo re di Roma, Tullo Ostilio, ed i suoi abitanti si rifugiarono nella vicina città di Bovillae, che sorgeva lungo la via Appia, pressappoco agli attuali chilometri 20-22, tra le località di Frattocchie e Due Santi, frazioni di Marino. Bovillae fu una città importante almeno fino all’epoca della dinastia Giulio-Claudia (I secolo dopo Cristo), che qui aveva un sacrario, poiché si riteneva originaria di questo territorio. Non a caso il cadavere di Augusto, morto vicino Napoli il 19 agosto del 14 d.C. e di cui quest’anno ricorre il bimillenario, fu esposto a Bovillae mentre veniva riportato verso Roma; ed il suo successore nel principato, Tiberio, fece istituire in quella città un collegio sacerdotale dedicato al culto di Augusto, e ordinò la costruzione di un grande circo, di cui oggi rimangono pochi resti ma che era uno dei più grandi dell’Impero, superando in dimensioni sia il circo Vaticano che quello di piazza Navona.

Dove oggi si trova il centro storico di Marino sorse un municipium fortificato, che prese nome di Castrimoenium. Il quartiere più antico di Marino, il rione Castelletto, conserva ancora la struttura dell’antico castrum romano: la piazzetta di San Giovanni sarebbe il foro, da cui partono il cardo (via San Giovanni) ed il decumano (via Sant’Antonio). Il visitatore curioso può perdersi tra questi antichi vicoli, seguendo il tracciato di quelle antiche strade.

A Castrimoenium alloggiarono soldati provenienti da varie parti dell’Impero, perché solo così si spiega uno dei monumenti più importanti del nostro territorio, il Mitreo: un affresco raffigurante l’antica divinità Mitra mentre uccide un toro, dipinto sulla parete di una grotta scavata nel peperino proprio sotto al centro abitato. Questa meraviglia, rinvenuta per caso solo nel 1962, è uno dei due soli mitrei dipinti al mondo (negli altri la scena della tauromachia è scolpita): è perciò una vera e propria rarità, gioiello della nostra città.

Medioevo

Nel Medioevo Bovillae fu abbandonata, e da Castrimoenium si sviluppò la moderna Marino: la prima citazione sicura del nome attuale della nostra città è del 1114. Marino fu un feudo dei Conti di Tuscolo, i potenti signori di Roma nell’XI secolo, e dopo di loro passò alla famiglia dei Frangipane. A questa famiglia appartenne Jacopa de Settesoli, che fu protettrice ed amica di san Francesco d’Assisi, ed è sepolta con lui ed i suoi primi discepoli nella basilica inferiore di Assisi. Nel Duecento, all’epoca di Jacopa, l’abitato si espanse con il quartiere di Santa Lucia, che prende nome dalla splendida chiesa gotica, oggi sede del Museo civico “Umberto Mastroianni”, uno dei rari monumenti gotici dei Castelli Romani.

Il grande storico della Campagna Romana Giuseppe Tomassetti ha scritto che i vicoli di Marino formano uno dei più bei quartieri medioevali del Lazio: può essere un’idea camminare lungo l’antica corriera per Napoli, via Postavecchia o passare attraverso lo stretto vicolo Baciadonne.

Nel 1253 i Frangipane si estinsero, e dopo un periodo di incertezza il feudo passò agli Orsini nel 1266. Sotto il dominio di questa famiglia il castello di Marino subì due assedi: nel 1347 da parte di Cola di Rienzo, il visionario che si era proclamato tribuno della plebe romana e voleva distruggere i potentati locali dei baroni romani, ma finì impiccato nel 1354; e nel 1379 da parte delle milizie mercenarie di papa Urbano VI durante lo Scisma d’Occidente, dopo che le truppe del papa al comando di Alberico da Barbiano e dell’antipapa Clemente VII al comando di Bernardo de la Salle e Jean de Malestroit si erano affrontate nella valle proprio sotto al castello, che ancora oggi ha conservato il nome di Valle dei Morti per il ricordo di quella sanguinosa battaglia, conosciuta dagli storici come battaglia di Marino.

I trent’anni a cavallo tra Trecento e Quattrocento, quelli dello Scisma che vide contrapposti prima due e poi tre papi, furono anni caotici anche per Marino: l’incertezza durò fino a che il concilio di Costanza nel 1417 non nominò un unico papa, Martino V della famiglia Colonna, e questi per assicurarsi il controllo militare su Roma acquistò alla propria famiglia diversi feudi.

Storia Moderna

I Colonna divennero perciò signori di Marino nel 1419, e mantennero la signoria sul feudo fino all’inizio dell’Ottocento.

Sotto il dominio dei Colonna Marino partecipò alle vicende militari che videro quella famiglia contrapposta a vari papi, fu assediata in svariate occasioni e distrutta due volte (nel 1501 per ordine di papa Alessandro VI Borgia e nel 1526 per ordine di papa Clemente VII). A Marino nel 1490 nacque la poetessa petrarchista Vittoria Colonna, figlia di Fabrizio ed Agnesina di Montefeltro, che fu amica e protettrice di Michelangelo Buonarroti. I Colonna vollero anche risistemare l’impianto urbanistico del paese: ad Ascanio Colonna, fratello della poetessa Vittoria, si devono l’apertura di via Roma e la costruzione dell’attuale Palazzo Colonna sull’antica rocca medioevale, come da progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, nella prima metà del Cinquecento.

Le guerre terminarono solo nel 1559, quando Marcantonio II Colonna concluse una pace con il papa Pio IV. Undici anni dopo fu lui ad ottenere da papa Pio V il comando del corpo di spedizione pontificio che partecipò alla battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571, in cui le flotte alleate dei paesi cattolici sconfissero la potente flotta dell’Impero ottomano: è questo l’evento che commemoriamo con la Sagra dell’Uva, che idealmente si tiene nel giorno della festa della Madonna del Rosario, a cui fu dedicata la vittoria cristiana, che è appunto il 7 ottobre.

Marino perse una parte della sua importanza con la riapertura della via Appia nel tratto delle Paludi Pontine, voluta intorno al 1780 da papa Pio VI: in precedenza infatti la via corriera tra Roma e Napoli, cioè la più rapida, passava per Marino e proseguiva per Velletri, era l’antica via Latina. Tra i viaggiatori illustri che passarono da queste parti lasciandone nota nei loro scritti si ricordano papa Pio II, Giacomo Casanova, e più tardi Massimo d’Azeglio.

Storia contemporanea

Nel 1798 Marino fu uno dei pochi comuni dei Castelli Romani a non ribellarsi contro l’occupazione dell’esercito rivoluzionario francese: i marinesi piantarono l’”Albero della libertà” e si costituirono in Repubblica. La parentesi rivoluzionaria tuttavia durò meno di un anno. Nel 1807 tornarono i francesi, stavolta napoleonici, il Lazio fu annesso all’Impero di Francia e Marino proclamata sede di cantone, con l’aggregazione del territorio di Grottaferrata. Ma già nel 1814 con la sconfitta di Napoleone si ritornò allo Stato Pontificio. Papa Pio VII favorì l’abbandono dei feudi da parte dei baroni, ed i Colonna conservarono i loro diritti feudali fino al 1818.

Si deve a Gregorio XVI l’elevazione di Marino al rango di Città (1835); questo papa amò molto il nostro territorio, vi venne spesso in visita, fece istituire un collegio di padri dottrinari per l’istruzione superiore maschile (presso l’attuale sede dell’Istituto statale d’arte “Paolo Mercuri”) e fece costruire la nuova via d’acceso a Marino da Albano (il cosiddetto Ponte Gregoriano).

Nel 1870 il Lazio fu annesso al Regno d’Italia. A Marino le prime amministrazioni comunali furono di ispirazione marcatamente anticlericale e repubblicana. I contrasti tra i cattolici ed i repubblicani in questo periodo rimangono leggendari, e le cronache raccontano svariati episodi di sangue tra le due fazioni. D’altra parte la città si modernizzò: a questo periodo risalgono il nuovo Palazzo comunale in piazza Matteotti (1884), il Mattatoio comunale (1887), la fontana del Tritone in piazza San Barnaba (1889), e le espansioni di villini residenziali in stile eclettico ai margini del vecchio abitato.

L’attività principale era la vitivinicoltura, e l’economia era prospera, come testimonia la presenza di due banche locali, la Banca di Marino (successivamente acquisita dalla Popolare di Milano) e la Cassa Rurale Artigiana “San Barnaba”, fondata nel 1909 e tutt’ora esistente.

Nel 1889 la città fu servita dalla ferrovia, e nel 1906 dal tram dei Castelli (in funzione fino al 1963): i collegamenti con Roma favorirono lo sviluppo del turismo. Nel 1925 il poeta romanesco di origini marinesi Leone Ciprelli promosse la prima edizione della Sagra dell’Uva, che compie quest’anno novanta anni.

Nel 1974 Marino perse una parte importante del suo territorio, che ottenne l’autonomia amministrativa: Ciampino, oggi popoloso Comune, sede dell’aeroporto “Giovanni Battista Pastine” e di un importante scalo ferroviario.

La seconda guerra mondiale sconvolse bruscamente la vita cittadina. Marino fu colpita da un duro bombardamento il 2 febbraio 1944, e da successivi bombardamenti e cannoneggiamenti: centinaia di marinesi morirono, ed andarono distrutti Palazzo Colonna e la parte superiore della fontana dei Quattro Mori. La ricostruzione fu portata avanti rapidamente grazie all’opera instancabile del primo sindaco, Zaccaria Negroni, che è attualmente in via di beatificazione. Nel 1945 venne costituita la Cantina Sociale Cooperativa che successivamente prese il nome di “Gotto d’Oro”, principale consorzio di piccoli e medi produttori vitivinicoli del territorio

Ciò nonostante ad oggi il territorio comunale marinese è uno dei più vasti e popolati della provincia di Roma: a partire dal dopoguerra si sono sviluppate rapidamente le frazioni di Santa Maria delle Mole, Frattocchie, Cava dei Selci, Due Santi e Castelluccia-Fontana Sala. Durante i Mondiali di calcio del 1990 Marino ha ospitato il ritiro della nazionale italiana: in quella occasione furono realizzati importanti lavori pubblici. Oggi Marino è pronta ad accogliere i visitatori che, come ogni anno, vengono a vedere la Sagra dell’Uva incuriositi dal suo bagaglio di tradizioni, storia, cultura e buon vino.

Testi riprodotti dal volume: 90 Sagre dell’Uva – tra Storia  Arte e Folklore (2014)  – Edoardo Scialis