Storia di Marino, dai Latini ai nostri giorni

Le origini di Marino

Il territorio di Marino è stato abitato fin da tempi antichissimi; nel territorio comunale sono state individuate varie necropoli: Costa Caselle, Monte Crescenzo, San Rocco che hanno restituito prezioso materiale archeologico, in parte conservato presso il locale Museo civico, o presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma, ai musei Vaticani e in musei internazionali.

Qui si trovava Albalonga, la mitica capitale dei Latini, fondata secondo la leggenda da Ascanio figlio di Enea. Questa importante città, si ritiene dovesse essere localizzata sul versante orientale del lago Albano, ai piedi di Monte Cavo, il caratteristico vulcano spento che gli antichi chiamavano Mons Albanus, consacrato a Giove Laziale. È perciò probabile che presso le sorgenti di Capo d’Acqua all’interno dell’area umida del Barco Colonna, in territorio marinese, si trovasse il Caput Aquae Ferentinum, cioè il luogo in cui si tenevano le riunioni periodiche dei delegati delle città latine.

Albalonga fu rasa al suolo dai Romani al tempo del terzo re di Roma, Tullo Ostilio, ed i suoi abitanti si rifugiarono nella vicina città di Bovillae, che sorgeva lungo la via Appia, pressappoco agli attuali chilometri 20-22, tra le località di Frattocchie e Due Santi, frazioni di Marino. Bovillae fu una città importante almeno fino all’epoca della dinastia Giulio-Claudia (I secolo dopo Cristo), che qui aveva un sacrario, poiché si riteneva originaria di questo territorio. Non a caso il cadavere di Augusto, morto vicino Napoli il 19 agosto del 14 d.C. e di cui quest’anno ricorre il bimillenario, fu esposto a Bovillae mentre veniva riportato verso Roma; ed il suo successore nel principato, Tiberio, fece istituire in quella città un collegio sacerdotale dedicato al culto di Augusto, e ordinò la costruzione di un grande circo, di cui oggi rimangono pochi resti ma che era uno dei più grandi dell’Impero, superando in dimensioni sia il circo Vaticano che quello di piazza Navona.

Dove oggi si trova il centro storico di Marino sorse un municipium fortificato, che prese nome di Castrimoenium. Il quartiere più antico di Marino, il rione Castelletto, conserva ancora la struttura dell’antico castrum romano: la piazzetta di San Giovanni sarebbe il foro, da cui partono il cardo (via San Giovanni) ed il decumano (via Sant’Antonio). Il visitatore curioso può perdersi tra questi antichi vicoli, seguendo il tracciato di quelle antiche strade.

A Castrimoenium alloggiarono soldati provenienti da varie parti dell’Impero, perché solo così si spiega uno dei monumenti più importanti del nostro territorio, il Mitreo: un affresco raffigurante l’antica divinità Mitra mentre uccide un toro, dipinto sulla parete di una grotta scavata nel peperino proprio sotto al centro abitato. Questa meraviglia, rinvenuta per caso solo nel 1962, è uno dei due soli mitrei dipinti al mondo (negli altri la scena della tauromachia è scolpita): è perciò una vera e propria rarità, gioiello della nostra città.

il Medioevo 

Nel Medioevo Bovillae fu abbandonata, e da Castrimoenium si sviluppò la moderna Marino: la prima citazione sicura del nome attuale della nostra città è del 1114. Marino fu un feudo dei Conti di Tuscolo, i potenti signori di Roma nell’XI secolo, e dopo di loro passò alla famiglia dei Frangipane. A questa famiglia appartenne Jacopa de Settesoli, che fu protettrice ed amica di san Francesco d’Assisi, ed è sepolta con lui ed i suoi primi discepoli nella basilica inferiore di Assisi. Nel Duecento, all’epoca di Jacopa, l’abitato si espanse con il quartiere di Santa Lucia, che prende nome dalla splendida chiesa gotica, oggi sede del Museo civico “Umberto Mastroianni”, uno dei rari monumenti gotici dei Castelli Romani.

Il grande storico della Campagna Romana Giuseppe Tomassetti ha scritto che i vicoli di Marino formano uno dei più bei quartieri medioevali del Lazio: può essere un’idea camminare lungo l’antica corriera per Napoli, via Postavecchia o passare attraverso lo stretto vicolo Baciadonne.

Nel 1253 i Frangipane si estinsero, e dopo un periodo di incertezza il feudo passò agli Orsini nel 1266. Sotto il dominio di questa famiglia il castello di Marino subì due assedi: nel 1347 da parte di Cola di Rienzo, il visionario che si era proclamato tribuno della plebe romana e voleva distruggere i potentati locali dei baroni romani, ma finì impiccato nel 1354; e nel 1379 da parte delle milizie mercenarie di papa Urbano VI durante lo Scisma d’Occidente, dopo che le truppe del papa al comando di Alberico da Barbiano e dell’antipapa Clemente VII al comando di Bernardo de la Salle e Jean de Malestroit si erano affrontate nella valle proprio sotto al castello, che ancora oggi ha conservato il nome di Valle dei Morti per il ricordo di quella sanguinosa battaglia, conosciuta dagli storici come battaglia di Marino.

I trent’anni a cavallo tra Trecento e Quattrocento, quelli dello Scisma che vide contrapposti prima due e poi tre papi, furono anni caotici anche per Marino: l’incertezza durò fino a che il concilio di Costanza nel 1417 non nominò un unico papa, Martino V della famiglia Colonna, e questi per assicurarsi il controllo militare su Roma acquistò alla propria famiglia diversi feudi.

I Colonna a Marino

I Colonna divennero perciò signori di Marino nel 1419, e mantennero la signoria sul feudo fino all’inizio dell’Ottocento.

Sotto il dominio dei Colonna Marino partecipò alle vicende militari che videro quella famiglia contrapposta a vari papi, fu assediata in svariate occasioni e distrutta due volte (nel 1501 per ordine di papa Alessandro VI Borgia e nel 1526 per ordine di papa Clemente VII). A Marino nel 1490 nacque la poetessa petrarchista Vittoria Colonna, figlia di Fabrizio ed Agnesina di Montefeltro, che fu amica e protettrice di Michelangelo Buonarroti. I Colonna vollero anche risistemare l’impianto urbanistico del paese: ad Ascanio Colonna, fratello della poetessa Vittoria, si devono l’apertura di via Roma e la costruzione dell’attuale Palazzo Colonna sull’antica rocca medioevale, come da progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, nella prima metà del Cinquecento.

Le guerre terminarono solo nel 1559, quando Marcantonio II Colonna concluse una pace con il papa Pio IV. Undici anni dopo fu lui ad ottenere da papa Pio V il comando del corpo di spedizione pontificio che partecipò alla battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571, in cui le flotte alleate dei paesi cattolici sconfissero la potente flotta dell’Impero ottomano: è questo l’evento che commemoriamo con la Sagra dell’Uva,
che idealmente si tiene nel giorno della festa della Madonna del Rosario, a cui fu dedicata la vittoria cristiana, che è appunto il 7 ottobre.

Marino perse una parte della sua importanza con la riapertura della via Appia nel tratto delle Paludi Pontine, voluta intorno al 1780 da papa Pio VI: in precedenza infatti la via corriera tra Roma e Napoli, cioè la più rapida, passava per Marino e proseguiva per Velletri, era l’antica via Latina. Tra i viaggiatori illustri che passarono da queste parti lasciandone nota nei loro scritti si ricordano papa Pio II, Giacomo Casanova, e più tardi Massimo d’Azeglio.

Storia contemporanea

Nel 1798 Marino fu uno dei pochi comuni dei Castelli Romani a non ribellarsi contro l’occupazione dell’esercito rivoluzionario francese: i marinesi piantarono l’”Albero della libertà” e si costituirono in Repubblica. La parentesi rivoluzionaria tuttavia durò meno di un anno. Nel 1807 tornarono i francesi, stavolta napoleonici, il Lazio fu annesso all’Impero di Francia e Marino proclamata sede di cantone, con l’aggregazione del territorio di Grottaferrata. Ma già nel 1814 con la sconfitta di Napoleone si ritornò allo Stato Pontificio. Papa Pio VII favorì l’abbandono dei feudi da parte dei baroni, ed i Colonna conservarono i loro diritti feudali fino al 1818.

Si deve a Gregorio XVI l’elevazione di Marino al rango di Città (1835); questo papa amò molto il nostro territorio, vi venne spesso in visita, fece istituire un collegio di padri dottrinari per l’istruzione superiore maschile (presso l’attuale sede dell’Istituto statale d’arte “Paolo Mercuri”) e fece costruire la nuova via d’acceso a Marino da Albano (il cosiddetto Ponte Gregoriano).

Nel 1870 il Lazio fu annesso al Regno d’Italia. A Marino le prime amministrazioni comunali furono di ispirazione marcatamente anticlericale e repubblicana. I contrasti tra i cattolici ed i repubblicani in questo periodo rimangono leggendari, e le cronache raccontano svariati episodi di sangue tra le due fazioni. D’altra parte la città si modernizzò: a questo periodo risalgono il nuovo Palazzo comunale in piazza Matteotti (1884), il Mattatoio comunale (1887), la fontana del Tritone in piazza San Barnaba (1889), e le espansioni di villini residenziali in stile eclettico ai margini del vecchio abitato.

L’attività principale era la vitivinicoltura, e l’economia era prospera, come testimonia la presenza di due banche locali, la Banca di Marino (successivamente acquisita dalla Popolare di Milano) e la Cassa Rurale Artigiana “San Barnaba”, fondata nel 1909 e tutt’ora esistente.

Nel 1889 la città fu servita dalla ferrovia, e nel 1906 dal tram dei Castelli (in funzione fino al 1963): i collegamenti con Roma favorirono lo sviluppo del turismo. Nel 1925 il poeta romanesco di origini marinesi Leone Ciprelli promosse la prima edizione della Sagra dell’Uva, che compie quest’anno novanta anni.

Nel 1974 Marino perse una parte importante del suo territorio, che ottenne l’autonomia amministrativa: Ciampino, oggi popoloso Comune, sede dell’aeroporto “Giovanni Battista Pastine” e di un importante scalo ferroviario.

La seconda guerra mondiale sconvolse bruscamente la vita cittadina. Marino fu colpita da un duro bombardamento il 2 febbraio 1944, e da successivi bombardamenti e cannoneggiamenti: centinaia di marinesi morirono, ed andarono distrutti Palazzo Colonna e la parte superiore della fontana dei Quattro Mori. La ricostruzione fu portata avanti rapidamente grazie all’opera instancabile del primo sindaco, Zaccaria Negroni, che è attualmente in via di beatificazione. Nel 1945 venne costituita la Cantina Sociale Cooperativa che successivamente prese il nome di “Gotto d’Oro”, principale consorzio di piccoli e medi produttori vitivinicoli del territorio

Ciò nonostante ad oggi il territorio comunale marinese è uno dei più vasti e popolati della provincia di Roma: a partire dal dopoguerra si sono sviluppate rapidamente le frazioni di Santa Maria delle Mole, Frattocchie, Cava dei Selci, Due Santi e Castelluccia-Fontana Sala. Durante i Mondiali di calcio del 1990 Marino ha ospitato il ritiro della nazionale italiana: in quella occasione furono realizzati importanti lavori pubblici. Oggi Marino è pronta ad accogliere i visitatori che, come ogni anno, vengono a vedere la Sagra dell’Uva incuriositi dal suo bagaglio di tradizioni, storia, cultura e buon vino.

Testi riprodotti dal volume: 90 Sagre dell’Uva – tra Storia  Arte e Folklore (2014)